Città di Fermo

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Chiesa di San Filippo Neri

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Tra i movimenti religiosi più importanti del periodo della Controriforma si colloca la Congregazione dell’Oratorio, fondata da san Filippo Neri nella seconda metà del’500.

Le Marche furono un terreno fertile per l’espansione del movimento filippino, grazie ai rapporti con Roma che duravano da secoli e l’armonia tra lo spirito religioso della gente marchigiana, oltre che per la natura stessa dell’Istituto Oratoriano. Tra le tracce più significative della permanenza dei Filippini a Fermo vi è la Chiesa di San Filippo Neri situata lungo Corso Cavour, vicino l’ex Collegio dei Padri Filippini, oggi sede del Palazzo di Giustizia.  Seconda fondazione filippina nelle Marche dopo San Severino e prima di Camerino, fu costruita sui resti di una chiesina trecentesca dedicata a Santo Spirito e successivamente adibita a nuova sede della Congregazione Oratoriana. La prima pietra del nuovo tempio fu posta con ardite fondazioni sui dirupi retrostanti la Contrada San Bartolomeo il 9 maggio 1594. Non si sa se la chiesa preesistente sia stata inglobata nella nuova fabbrica oppure demolita, certo è che per adeguare il piano della nuova costruzione venne eretta un’alta muraglia. Il disegno iniziale della pianta della nuova Sede subì consistenti modifiche a causa della disapprovazione di Padre Flaminio Ricci (promotore dell’Oratorio di San Filippo a Fermo), che giudicava il progetto troppo limitato e pertanto fece pervenire disegni più adeguati dall’importante sede di Napoli. Lo schema planimetrico risulta infatti moto simile a quello napoletano, anche se qui ci si dovette adattare alla conformazione del terreno. Il progetto potrebbe essere attribuito a Giovanni Antonio Dosio, attivo a Napoli in cantieri per la Congregazione Napoletana.

Il 2 giugno 1607 la chiesa venne consacrata e benedetta assieme all’Oratorio sottostante, dall’Arcivescovo di Fermo, Mons. Alessandro Strozzi. Il cantiere tuttavia proseguì a fatica, anche per i numerosi problemi alle fondazioni e non fu mai completato nella facciata, se non nel portale d’ordine dorico in pietra d’Istria che si affaccia su Corso Cavour. Il portone è opera del fermano Giovanni Mistichelli che sopra una lapide marmorea, sormontata da un cherubino recita: “SPIRITUS SANCTUS / DIVO PHILIPPO NERIO VIVENTE / TEMPLUM HOC / ELIGIT / IN DOMUM ORATIRII”.

La costruzione della chiesa fu sostenuta da più parti: i padri dell’Oratorio infatti avevano uno stretto legame  con alcune delle più influenti famiglie fermane, che posero nella chiesa numerosi e ricchi altari. La stessa municipalità fermana contribuì alla nuova fabbrica; tale contributo è testimoniato dalle aquile con corone e croci municipali sulle chiavi delle cappelle di crociera e nel fregio dell’altare maggiore. Dopo la soppressione delle Congregazioni religiose, nel 1861, l’intero complesso venne assegnato al Municipio di Fermo per essere utilizzato come scuola elementare femminile e asilo d’infanzia e nel 1882, venne destinato agli Uffici Governativi e Finanziari.

Dopo aver subito cedimenti fondali dovuti al dilavamento, localizzati lungo il lato posteriore ad ovest, nonostante i robusti sette murari, la chiesa venne chiusa al culto nel 1925. Due anni dopo furono eseguiti  restauri delle strutture e dei decori, con la contribuzione dei fedeli e quindi venne riaperta al pubblico. La chiesa conserva ancora oggi apparati decorativi e pittorici di estremo valore, anche se quelli di maggior rilievo artistico quali “l’Adorazione dei Pastori” di Paul Rubens e “La Pentecoste” di Giovanni Lanfranco sono custoditi presso la Pinacoteca Comunale di Fermo.